L’Avversario – RECENSIONE

Buongiorno Viaggiatori!

Finalmente stamattina ho il tempo e la concentrazione necessaria per scrivere la recensione dell’ultimo libro che ho letto nel mese di giugno: L’Avversario di Emmanuel Carrère.
Sono passate già due settimane dalla conclusione di questa lettura ma fino ad ora ho preferito non scrivere nulla perché avevo bisogno di riflettere e ordinare le idee.

Si tratta di un romanzo-verità tratto dalla vera storia di Jean-Claude Romand, un sedicente medico che, all’improvviso diventa un assassino.
Jean-Claude è un padre di famiglia come tutti gli altri: un lavoro stabile, una moglie, due bambini adorabili che ama profondamente. In un giorno di gennaio però le cose cambiano. Il padre perfetto diventa un assassino e decide di uccidere moglie, figli incendiando poi l’abitazione in cui, probabilmente, spera di morire. Il giorno successivo si reca a casa dei genitori… e uccide anche loro.
L’autore ci mette subito al corrente di quanto successo senza chiarirne tuttavia le motivazioni che verranno svelate nel corso del romanzo e dei processi affrontati da Jean-Claude.

Una volta letta la vicenda, Carrère ne rimane impressionato e decide di avviare un’indagine, di seguire i processi che vedono protagonista Jean-Claude e scoprire che cosa sia scattato nella sua mente quel 9 gennaio 1993. Per riuscire nel suo intento, l’autore si mette in contatto con l’assassino stesso che risponde soltanto due anni dopo acconsentendo al progetto.
Da questo momento Carrère inizia a prendere parte alle udienze e ai vari processi, iniziati nel 1996.
Ciò che si scopre nel corso del processo è del tutto sconvolgente. Quello che sembrava infatti un uomo perbene si rivela essere in realtà un bugiardo seriale. Tutta la sua vita è una menzogna, dall’adolescenza fino all’età adulta. Sarà proprio questa condizione ad esasperarlo al punto da sterminare la sua famiglia, a sangue freddo, senza pietà.

Che cosa ne penso di questo libro? In realtà ci sono sentimenti contrastanti che si stanno dando battaglia.
Dunque, indubbiamente Carrère è un grandissimo narratore.
Nonostante la pesantezza dell’argomento e della storia, è riuscito a rendere il tutto più scorrevole. La sua scrittura è fluida e il lettore si trova a navigare tra le pagine, trasportato dalla suspense che Carrère riesce a creare con le parole.
Tuttavia, trovo che manchi qualcosa a livello di trama.
Jean-Claude Romand viene infatti descritto come un soggetto mentalmente disturbato ma la cosa si percepisce soltanto tra le righe.
Personalmente, da appassionata di psicologia, avrei preferito avere un ulteriore approfondimento su questo aspetto. Sono convinta che, nel corso dei vari processi, Jean-Claude Romand abbia dovuto affrontare tante perizie psichiatriche e mi sarebbe piaciuto se Carrère avesse dato più importanza a tali documenti.

Per tutto il corso del libro non ho fatto altro che sperare ci fosse, prima o poi, un accenno più preciso all’aspetto psichiatrico della vicenda. Le pagine passavano e le speranze si affievolivano sempre di più.
Ho avuto l’impressione che mancasse un pezzo, che il puzzle non venisse completamente ricostruito. La narrazione torna indietro nel tempo, racconta addirittura l’adolescenza di Jean-Claude, fino all’omicidio presente. Si ripercorre la sua vita famigliare, la quotidianità di un adolescente problematico senza però approfondire lo stato dell’uomo problematico di oggi.

Mi aspettavo tantissimo da questo libro che, nel complesso, mi è piaciuto.
E’ stato il mio primo approccio con l’autore, valutato del tutto positivamente per quanto riguarda lo stile di scrittura e l’originalità della vicenda narrata.
Questi sono stati i due aspetti che più ho apprezzato di questo romanzo.
Nonostante questo, qualcosa è mancato.
Questa mancanza mi ha fatto rivalutare un po’ il tutto, lasciandomi con un po’ di amaro in bocca una volta terminata la lettura.
La mia valutazione (del tutto personale!) per questo libro è 3⭐⭐⭐/5.
A malincuore, credetemi.

Elaysa


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