LITTLE TALKS – Ma come fai a fare tutto?

Buongiorno Viaggiatori!

Torna la rubrica chiacchiericcia della domenica!
Il tema di oggi è un po’ diverso dal solito perché esula dai libri e dalla lettura anche se, indirettamente, coinvolge le mie attività collegate ad essa.
Quando sono in compagnia di altre persone e mi trovo a raccontare la mia vita, divisa tra università, palestra, lettura, blog e impegni vari, la domanda che mi viene fatta più spesso è:
“Ma come fai a fare tutto?”

Inizialmente la domanda mi spiazzava (e nemmeno poco). La mia faccia esprimeva tutta la sua incertezza e i miei occhi fissavano esterrefatti l’interlocutore come a dire “in che senso?”.
Ancora oggi, pur essendo ormai più abituata a domande di questo genere, a volte, faccio fatica a rispondere.
E’ come se ad un pompiere venisse chiesto “ma come fai a spegnere l’incendio?”.
Di conseguenza, il più delle volte, rispondo ingenuamente “eh, lo faccio. Mi organizzo”.
Secondo voi, quale sarà mai la risposta?
Esatto, proprio quella che avete sussurrato.
“Io non ce la farei”.

Ah, ovviamente ci tengo a precisare che non è che io faccia chissà quali e quante cose strane!
Semplicemente cerco di dare il giusto spazio a tutto ciò che devo e voglio fare.
La priorità, senza alcun dubbio, è data allo studio/lezioni universitarie.
Poi vengono tutte quelle attività che stanno tra il dovere e il piacere ovvero gli allenamenti in palestra e il blog.
Infine, ma non per importanza, c’è lei, la lettura.

Oggi, per una volta, proverò a dare una risposta più chiara e costruita alla fatidica domanda.
Premettendo che ognuno ha il suo metodo, che non c’è un modo giusto e uno sbagliato per fare le cose e gestire la propria vita, per quanto mi riguarda credo che una grande alleata della produttività sia senz’altro l’organizzazione: è importantissimo avere ben chiari gli obiettivi da raggiungere nell’arco della giornata.
Senza organizzazione, non riuscirei davvero a fare tutto.
Attenzione, non sto dicendo che sia facile saper organizzarsi al meglio per portare avanti tutti gli impegni. Per quanto mi riguarda, ho impiegato molto tempo per imparare.
Da questo punto di vista, devo dire che la vita universitaria mi ha aiutato perché grazie a lei sono entrata in un mondo completamente diverso da quello che conoscevo. Qui non ci sono interrogazioni programmate, lezioni obbligatorie e compiti da svolgere a casa. In questo mondo, l’unica artefice del mio destino sono io e nessun’altro.
Dover gestire tutto, dalle cose più importanti a quelle più banali, mi ha permesso di imparare a farlo.

Nella pratica quotidiana, la programmazione delle mie giornate si basa sull’utilizzo del metodo della “to do list”.
A cadenza regolare, che può essere giornaliera come settimanale, prendo carta e penna e scrivo tutto (ma proprio tutto) quello che devo fare da lì ad un giorno, una settimana.
In questo modo, ho tutto sotto controllo e, al momento opportuno, posso passare direttamente all’azione senza perdere tempo prezioso a riflettere sul da farsi.
Tuttavia, un aspetto molto importante dei miei programmi risiede nel fatto che inserisco SEMPRE anche i piaceri, non solo i doveri.
Infatti, trovo che sia del tutto sbagliato e controproducente prendere in considerazione soltanto le incombenze, gli impegni e i doveri. Anche lo svago è importante (l’ho imparato a mie spese) e deve essere necessariamente considerato, in un certo senso, anche lui un dovere.
Dopo qualche ora di studio DOBBIAMO prenderci una pausa e dedicarci a qualcosa che ci fa stare bene; allo stesso modo, dopo una giornata di lavoro, DOBBIAMO staccare la spina.

E qui entrano in gioco tutte passioni. Alcune di esse possono rappresentare ugualmente un impegno (nel mio caso la palestra o il blog) ma non sono in alcun modo paragonabili ai veri e propri doveri.
Se ci piace fare una determinata cosa, portarla avanti non sarà mai un peso anche se questo comporta sacrifici.

Perché è importante inserire il piacere nella lista delle cose da fare?
Beh, in primo luogo perché ci dà la spinta giusta per portare a termine tutti gli impegni; e poi anche perché ci sentiamo obbligati a rispettare quanto scritto.
Avere una “to do list” piena di incombenze e problemi da risolvere, non aiuta il nostro cervello.
Al contrario, molto probabilmente resteremo bloccati nella convinzione che “non riuscirò mai a fare tutto” soltanto perché non vediamo una via di fuga.
Gli impegni diventano una trappola emotiva e psicologica, un ostacolo dietro il quale ci sentiamo prigionieri ancor prima di provare a superarlo.
Da quando ho imparato a ritagliare del tempo per me stessa, per le mie passioni, è diventato tutto più facile.

Non dimentichiamo poi di scandire bene il tempo all’interno della giornata. Il trucco è proprio quello di non lasciare niente al caso perché, inevitabilmente, saranno le nostre passioni a rimetterci.
Ad esempio, se stiamo preparando un esame e decidiamo di dedicare la mattinata allo studio, è importante imporsi un tempo limite entro il quale studiare “tot pagine”.
In questo modo, il nostro cervello sarà stimolato all’idea che, arrivati al traguardo, potremmo concederci un attimo di relax. Inoltre, così facendo, dovremmo riuscire ad equilibrare dovere e piacere, senza che il primo abbia la meglio sul secondo.

L’altra parola magica quindi, dopo organizzazione, è equilibrio.
Equilibrio tra dovere e piacere, innanzitutto.
Equilibrio mentale, in secondo luogo. Consapevolezza.
Bisogna essere consapevoli di limiti e potenzialità. Non possiamo pretendere l’impossibile da noi stessi anche se molto spesso ci proviamo.
Certo, la determinazione è importante per raggiungere i nostri obiettivi ma, altrettanto importante è preservare la nostra serenità mentale altrimenti non ne veniamo più fuori.

Come dicevo prima, ci sono innumerevoli metodi che possono essere utilizzati per rendere le giornate più proficue. Ognuno deve trovare la strada più adatta da percorrere, in relazione agli impegni.
Allo stesso modo, bisogna scoprire in quale momento della giornata siamo più produttivi in maniera da sfruttare quelle ore preziose per svolgere la maggior parte dei compiti.
Per quanto mi riguarda, ci sono stati periodi in cui studiavo di notte, nel silenzio totale del mondo addormentato.
Adesso invece, dopo aver iniziato a lavorare, ho cambiato totalmente stile di vita e le ore del mattino sono senza dubbio le più utili.
In questo, devo dire che anche l’orologio biologico fa la sua parte.
Sostanzialmente, è tutta questione di abitudine. Il corpo si abitua a ciò che gli facciamo fare, ai ritmi che gli imponiamo.
Se siamo abituati ad andare a mille, non faremo nessuna fatica a mantenere il ritmo (o quasi) stando ben attenti però a dare il giusto peso agli hobby e alle passioni.

Indubbiamente non è facile districarsi nella vita ma è quello che tutti noi dobbiamo fare, quotidianamente. In fondo.. è la vita!

Bene Viaggiatori,
la chiacchierata per oggi finisce qua.
Avevo voglia di portare qualcosa di diverso sul blog, raccontare e raccontarmi a voi che siete sempre così numerosi.
Spero che vi abbia fatto piacere leggere un po’ di me. Se così fosse… non mancherò di farlo più spesso!

Buona domenica!

Elaysa

4 Comments

  1. Mah, io mi sono accorto che lavorando riesco a fare molte meno cose che in precedenza, anche perché ho orari infami. Secondo me questo fattore incide molto, anche a livello di stanchezza nel tempo libero. Ora come ora, credo che non riuscirei neppure le cose necessarie (tipo fare da mangiate o lavare, se vivessi da solo). 😅

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      1. Sulla stanchezza, ma parlo per me, ho notato che quella psicologica influenza molto la fisica. Per esempio quando finalmente riesco ad andare in ferie, improvvisamente ho energie per partire per un viaggio, anche se fino a quel momento a lavoro ero stanchissimo. 😁

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      2. Anche per me la stanchezza psicologica pesa molto di più di quella fisica. Per questo motivo, dopo una giornata di studio/lavoro, andare in palestra è una boccata d’aria fresca per me… mi permette di staccare la testa da tutto e stancare il fisico.. torno a casa più rigenerata che mai 🙂

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