Una morte dolcissima – RECENSIONE

Buon pomeriggio Viaggiatori!

Iniziamo una nuova settimana con una parvenza di normalità: la recensione del lunedì!
Finalmente ho tempo e lucidità mentale per parlarvi di una delle mie ultime letture.
Nella fattispecie del romanzo autobiografico Una morte dolcissima di Simone de Beauvoir, edito Einaudi.

Il romanzo, molto breve, è strutturato come un diario in cui l’autrice ripercorre l’ultimo mese di vita di sua madre, costretta in un letto di ospedale in seguito ad una caduta che le ha procurato la rottura del femore.
Con il passare dei giorni però, le condizioni dell’anziana donna continuano a peggiorare e i medici, dapprima incuranti, dispongono esami più approfonditi che portano alla luce un qualcosa di inaspettato. Doloroso. Terribile. Un tumore all’intestino.

In un attimo tutto cambia. Il mondo esterno si azzera e il solo fulcro della vita è in quel letto, in quella camera d’ospedale.
Le giornate si trascinano, una dopo l’altra, tutte uguali. Piene di sofferenze, fisiche ed interiori.
Simone, dal canto suo, inizia a riflettere sul suo rapporto con la madre e questo la aiuta a portare a galla vecchi sensi di colpa che appesantiscono ulteriormente la situazione.

Lo stile dell’autrice è duro e diretto. Non c’è nessuna intenzione di addolcire la pillola al lettore: siamo tutti consapevoli di come finirà la storia, il titolo parla chiaro.
Le descrizioni sono minuziose e, a volte, difficili da leggere.
L’azione si svolge per lo più all’interno della camera di ospedale: uno scenario che riesce a sottolineare ulteriormente come tutto il resto perda di consistenza e di valore quando in gioco c’è la vita di una persona cara.
Ho apprezzato particolarmente come questo cambiamento nella vita della protagonista si rispecchi perfettamente nel contesto dell’azione. Mentre all’inizio del romanzo infatti c’erano ancora scene esterne all’ospedale, questo invece non avviene nella seconda metà del libro.

Nonostante l’impronta cronachistica, il libro non è soltanto una scarna registrazione degli eventi e delle sofferenze che si susseguono per 30 giorni; queste pagine contengono riflessioni profonde che toccano ogni ambito della vita di tutti noi. Si riflette ovviamente sul rapporto madre-figlia, sul dovere che entrambe le figure hanno verso l’altra; si riflette sulla vita e sulla sua fragilità; e poi ancora sulla vita in generale, sulla sofferenze e, infine, sulla morte.
In senso più ampio, alcune di queste considerazioni contengono anche una critica amara al sistema ospedaliero. L’indifferenza dei medici e degli infermieri descritta in queste righe è stato letteralmente un pugno allo stomaco. Siamo tutti uguali di fronte alla malattia. Siamo tutti uguali di fronte alla morte. I medici spesso si sentono privilegiati perché hanno il potere di decidere per te, in vita e in morte.

La morte. Quell’ombra nera che incombe, giorno dopo giorno.
Aleggia sopra quel letto d’ospedale e, lentamente, si fa sempre più concreta nella disperazione di chi sta accanto al malato.
Un grande senso di vuoto è l’emozione che si sperimenta alla fine di queste pagine. Io mi sono sentita letteralmente svuotata di ogni energia ed è anche per questo che ho aspettato così tanto per scrivere questa recensione.

Alcuni passaggi del libro sono stati davvero difficili da mandare giù.
Molto spesso mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi mentre leggevo. A volte ho dovuto interrompere la lettura e respirare. Profondamente.
Ho sofferto leggendo queste pagine. Probabilmente il tutto è stato amplificato dal fatto che ho affrontato il libro subito dopo essere tornata a casa dall’ospedale.
In certi momenti ho rivissuto sensazioni; ho percepito il dolore provato dalla donna, stremata dalle flebo e dai medicinali.
Per un attimo mi sono pentita di aver scelto di leggere Una morte dolcissima in questo determinato periodo della mia vita. Poi però ho capito che forse è stato meglio così; probabilmente, se l’avessi letto in un altro momento, non mi avrebbe colpito così tanto.

Indubbiamente non è un libro per tutti. Ci sono descrizioni forti che potrebbero turbarvi se siete sensibili a determinate tematiche.
Ma forse è proprio questa la forza del libro: è tutto così chiaro e limpido che vi sembrerà di vedere davanti a voi la scena descritta.
Sarete anche voi in quella stanza di ospedale, accanto a quel letto. Sentirete anche voi i lamenti dell’anziana donna malata e i sussurri del medico che dice che tutto sta andando bene.
Proverete la stessa rabbia, lo stesso senso di impotenza e di rassegnazione quando vi renderete conto che, quello disteso sul letto, è ormai solo un corpo.

Ovviamente il libro mi è piaciuto. Certo, non è stata una lettura leggera ma ne è valsa assolutamente la pena. Era il mio primo approccio all’autrice e sono rimasta colpita dalla sua scrittura, semplice e profonda allo stesso tempo. Un modo di scrivere capace di restituire perfettamente al lettore i pensieri dei protagonisti, le loro sensazioni ed emozioni che ha come risultato l’assoluto coinvolgimento emotivo di chi legge.

⭐⭐⭐⭐/5

Elaysa

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