Ehi tu, leggi l’incipit! 📖

Buongiorno Viaggiatori!

Questo fine settimana, dopo il tentativo fallito con la lettura del romanzo di Diego de Silva, ho optato per un thriller.
Lo sto divorando, nonostante il poco tempo a disposizione.
Stamattina vi propongo l’incipit, estremamente ansiogeno, del libro.

Titolo: Urla nel silenzio
Autore: Angela Marsons
Tratto da: Prologo – capitolo 1


Rowley Regis, Black Country
2004

Cinque figure, disposte a pentacolo, erano radunate intorno a una montagnola di terra appena scavata: una tomba, ma lo sapevano soltanto loro.
Scavare nella terra gelata, attraverso gli strati di neve e ghiaccio era stato come tentare di incidere la pietra. Avevano fatto a turno, tutti quanti.
Avrebbero impiegato molto di più se avessero scavato una fossa delle dimensioni di un adulto.
La vanga era passata di mano in mano. Qualcuno aveva una presa incerta, esitante, qualcun altro più salda, ma nessuno si era tirato indietro. Non avevano pronunciato una sola parola.
Erano tutti ben consapevoli di quanto fosse innocente ,a vita che era andata perduta, ma avevano stretto un patto. E i loro segreti sarebbero stati sepolti.
Cinque teste si chinarono sul terriccio smosso: immaginarono il cadavere sottoterra, che cominciava già a ricoprirsi di un sottile strato di ghiaccio scintillante.
Quando i primi fiocchi di neve caddero sula tomba, provarono tutti un brivido.
Poi le cinque figure si dispersero, lasciando una serie di impronte a forma di stella sulla neve appena caduta.
Tutto era stato compiuto.

Black Country
Oggi

Teresa Wyatt aveva l’inspiegabile sensazione che quella sarebbe stata la sua ultima notte. Spense il televisore e tutto piombò nel silenzio. Non era il normale silenzio che calava ogni sera, quando lei e la sua casa chiudevano dolcemente i battenti e si apprestavano a coricarsi.
Non sapeva bene osa si sarebbe aspettata di sentire al telegiornale della notte. La notizia era già stata annunciata nel programma serale della tivù locale. Forse sperava in un miracolo, in un smentita dell’ultimo minuto.
Fin dalla prima richiesta, avvenuta due anni prima, aveva cominciato a sentirsi come una detenuta nel braccio della morte. Di tanto in tanto arrivavano le guardie, la portavano fino alla sedia elettrica e poi il fato faceva in modo che ritornasse sempre tra le mura sicure della sua cella. Ma questa volta, no. Teresa sapeva che non ci sarebbero state ulteriori obiezioni, né ulteriori ritardi.
Si chiese se gli altri avessero visto il telegiornale. Si sentivano così anche loro? Avrebbero mai ammesso con se stessi che il loro primo istinto non era il rimorso, bensì salvasi la pelle?
Se fosse stata una persona migliore, forse Teresa avrebbe scovato un barlume di coscienza al di là della preoccupazione per la propria sorte; invece, non ve n’era traccia.
Se non avesse seguito il piano, si sarebbe rovinata con le sue stesse mani, concluse. Il suo nome, Teresa Wyatt, sarebbe stato pronunciato con disprezzo, anziché col rispetto di cui godeva adesso.
La denuncia sarebbe stata presa sul serio. Teresa non aveva dubbi. La fonte era ambigua, ma credibile. Ed era stata messa a tacere per sempre.

-Elaysa-

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