La separazione del maschio – RECENSIONE

Buongiorno Viaggiatori!

Oggi è lunedì quindi, come da tradizione, torno sul blog con una nuova recensione.
In realtà non succedeva da un po’ dato che nel mese di settembre ho letto praticamente soltanto libri universitari.
A conferma di questo vi dico che il libro di cui vi parlo oggi è stato concluso già parecchio tempo fa ma per svariati motivi ho dovuto far passare del tempo prima di mettermi a scrivere la recensione.
Il libro in questione è La separazione del maschio di Francesco Piccolo.

Sto facendo davvero fatica a mettere nero su bianco i miei pensieri riguardo questo libro nonostante mi sia piaciuto davvero tanto.
Sono in difficoltà perché è un libro crudo, un libro che, a dispetto della sua brevità, riesce a colpirti dritto allo stomaco, anche quando meno te lo aspetti.
Quindi no, non fatevi ingannare dal fatto che sia breve.
Io stessa pensavo fosse qualcosa di diverso ma poi, con lo scorrere delle pagine, ho capito di avere davanti un libro forte, per niente facile da affrontare.

La storia, narrata in prima persona, è lineare e questo permette all’autore di scavare nell’animo del protagonista che, a sua volta, induce il lettore a riflessioni importanti sui valori della vita.
Ora, la domanda sorge spontanea: chi è il “maschio” del titolo?

Il maschio è, ovviamente, il protagonista del libro.
Il maschio è marito, padre, lavoratore.
Il maschio è il maschio, con tutti i suoi impulsi di maschio, appunto.
Il maschio è uno stereotipo ma, allo stesso tempo, è un uomo come tanti.
Il maschio. Così ci viene presentato dall’autore e così rimane impresso nella nostra mente.
Non si identifica mai, rimane semplicemente “il maschio”.
Potrebbe essere un vostro collega, vostro padre, un amico, il fratello della tua migliore amica.
Potrebbe essere chiunque. Ed è questa forse la cosa più spaventosa.

Il punto focale del libro, anticipato anche dalla sinossi nel retro di copertina, è l’incapacità umana di accontentarsi, di trovare pace con quello che ha.
L’uomo infatti, è sempre alla continua ricerca di un qualcosa che possa rendere movimentate le sue giornate e, più in generale, la sua vita.
Noi tutti affermiamo di volere una stabilità ma, una volta raggiunta, non perdiamo occasione per distruggere questo equilibrio.
Il maschio del libro è esattamente come tutti: ha delle sicurezze e una vita stabile ma fa di tutto per renderla imprevedibile.
Si costruisce un’apparenza di vita, conduce vite parallele, dentro e fuori casa.
Il maschio non è uno, sono tanti.
E’ qualcuno incapace di godersi il momento, sempre alla ricerca di un pretesto per spezzare la magia.

Nella fattispecie, il protagonista ha difficoltà a mantenere relazioni che siano durature.
È sposato ma è poligamo, passa da un letto all’altro senza preoccuparsi delle conseguenze, almeno all’inizio.
Le uniche manifestazioni di tenerezza e preoccupazione per l’altro è presente nel rapporto del maschio con la figlia Beatrice. L’autore, molto spesso, ci rende partecipi di episodi che vedono coinvolti padre e figlia ed è sconvolgente, per il lettore, notare come cambia il linguaggio usato dal protagonista quando viene posto in relazione con la figlia.
Diventa un padre super protettivo, tenero, gentile e riveste il ruolo classico del genitore premuroso e attento.
Al contrario, quando il maschio si relaziona col resto del mondo, in particolare col sesso femminile, cambia faccia.
E’ disinteressato, egoista ed ostile. Di conseguenza, anche il linguaggio ne risente, soprattutto quando si tratta di descrivere episodi che coinvolgono una donna.
Ci sono espressioni molto esplicite riguardanti la sfera della sessualità e del sesso.
Già, il sesso, un’ossessione per il maschio protagonista del libro.
Un aspetto importante della sua vita quotidiana che lo spinge a cercare sempre qualcosa di diverso da ciò che ha appena conquistato.

Non voglio dilungarmi oltre nel raccontarvi questo libro che, a mio parere, deve essere scoperto pagina dopo pagina.
Io l’ho comprato d’impulso, mi sono lasciata chiamare da lui.
Lo stile dell’autore mi ha catturata, fin dalle prime righe.

Non è facile empatizzare con il protagonista anzi, molto spesso, nel corso della lettura, l’ho odiato.
Ho odiato la sua superficialità, la sua voglia di fare del male.
Ho odiato le sue parole, i suoi comportamenti e il suo atteggiamento menefreghista.
Poi però ho scoperto un lato diverso di lui nel momento in cui l’ho visto in compagnia della figlia.
E lì ho capito che davvero si stava rappresentando un uomo qualunque.
Ho provato a comprendere le sue scelte, senza per altro riuscire a condividerle.
Ho cercato di capire i suoi errori, come farei con un amico.
Ci ho provato, con tutta me stessa.
Alla fine, per certi versi, credo di esserci riuscita quando, all’improvviso, ho capito che l’essere umano è fatto per questo.
L’incertezza e la novità saranno sempre attraenti per lui in confronto alla routine, considerata noiosa.
Tuttavia, credo che si debba imparare a riflettere, a decentrarsi ed essere meno egoisti.

Per concludere, il libro mi è piaciuto davvero tanto. Nonostante io abbia provato molte emozioni contrastanti nel corso della lettura (e continuo a provarle ora mentre scrivo queste righe), trovo che sia un romanzo molto potente proprio grazie a ciò che suscita in chi legge.
E’ lineare e scorrevole ma mai banale.
E’ un libro che fa riflettere e anche arrabbiare. Come ho detto prima, il protagonista non è facile da amare ed è proprio in virtù di questo continuo scontro che il lettore stesso riesce a mettersi in discussione.

Voto:⭐⭐⭐⭐⭐ /5

Elaysa

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