(AS)SAGGIO 🖋 7 – La lingua è un’orchestra

Buongiorno Viaggiatori!

Come vi ho anticipato su Instagram, qualche giorno fa ho terminato la lettura del saggio La lingua è un’orchestra di Mariarosa Bricchi, edito Il Saggiatore e oggi voglio parlarvene.
Sì, avete intuito bene: è stato un libro che ho letto per l’università, o più precisamente per la mia tesi.
Pensavo che sarebbe stato un valido aiuto per comprendere alcuni meccanismi della nostra lingua e, in effetti, così è stato.

Il libro, definito nel sottotitolo una piccola grammatica per traduttori (e scriventi) è diviso in 6 capitoli principali, ognuno dedicato ad un aspetto dell’italiano sia preso come lingua a sé, sia come lingua di traduzione.
Inoltre, il volume è costellato di esempi di traduzioni fatte sulla base dei meccanismi della lingua esposti in quel determinato capitolo.

Le tematiche trattate sono le più svariate: si parla forme della lingua, di grammatica, di sintassi, di registro linguistico e di vocabolari.
L’autrice ci fa riflettere sull’uso spropositato che noi italiani facciamo dei sinonimi che, a dispetto della loro somiglianza, contengono comunque sfumature di significato che bisogna essere in grado di cogliere (e scegliere). Oppure ancora ci mette in guardia da un uso errato del registro alto, anche quando non è necessario.

Meglio che uccisore d’uomini mi pare assassino. E’ uno di quei casi in cui una violenta parola parlata invece di una perifrasi solenne, suona meglio.

Le ultime due sezioni, invece, sono un ulteriore approfondimento di alcune delle nozioni trattate nel corso del libro. La prima sezione, intitolata A margine, si sofferma su elementi quali la punteggiatura, la scelta dei pronomi allocutivi, le ripetizioni…
La seconda, che si intitola semplicemente Appendice, è dedicata a quello che viene definito il micro-genere della scheda di lettura.

Non fatevi ingannare dalla mole: non è un libricino ma scorre che è un piacere. Ci sono moltissimi esempi, il font è grande e i concetti sono espressi in maniera semplice.
Allo stesso modo non aspettatevi chissà quale rivelazione: di base, sono concetti che noi, in quanto parlanti di italiano, possediamo già dentro di noi.
Tuttavia, credo che questo libro fornisca uno spunto importante per accendere la nostra curiosità riguardo il funzionamento della lingua che parliamo e scriviamo quotidianamente.
Alcuni meccanismi infatti, sono innati, o comunque ben radicati, al punto che non riflettiamo nemmeno prima di metterli in atto.
Ecco, questo saggio permette di riflettere, di vedere la nostra lingua e il nostro essere scriventi di lingua italiana in maniera diversa.

L’italiano non è uno, ma tanti. E’ una lingua in movimento che, oggi come in passato, galoppa, si arricchisce, si sporca, si rigenera. E una lingua plurale: dialetti, e italiani locali, stili e registri, lingue speciali e lingue settoriali, standard vecchi e nuovi. Riconoscere e governare le varietà, ma anche saperle mescolare e contaminare, è uno dei modi di maneggiare la lingua con precisione e fantasia.

Inoltre, è davvero molto utile per noi traduttori. Fornisce infatti una base per operare dei confronti tra la nostra lingua e quella degli altri. Riflettendo su alcuni meccanismi, riusciamo a relativizzare gli stessi meccanismi e cogliere magari delle sfumature diverse nella lingua di lavoro (diversa dall’italiano).
Le lingue non funzionano tutte allo stesso modo: alcune preferiscono periodi lunghi, altre no; alcune prediligono una certa sintassi anziché un’altra.
Insomma, è sempre meglio riflettere prima di scegliere, ancor più se si sta traducendo da una lingua con regole molto diverse dalla nostra.

Per tutte queste motivazioni, CONSIGLIO questo saggio se:

🔹 siete alla ricerca di un saggio scorrevole ma denso di contenuti interessanti sulla lingua italiana (anche dal punto di vista storico)

🔹 siete incuriositi dal funzionamento della nostra meravigliosa lingua

🔹 siete degli autori o aspiranti tali e volete migliorare il vostro italiano

🔹 siete traduttori e certi meccanismi vi stanno proprio antipatici. Ah, ovviamente l’obiettivo del volume è provare almeno a farci amicizia!

Personalmente lo trovo un validissimo strumento di supporto per chi, come me, lavora quotidianamente con la lingua italiana e si trova a dover riflettere sui processi che stanno alla base della costruzione e/o traduzione di un testo.
Allo stesso modo, può essere una buona lettura da fare per i più curiosi.
E poi, diciamocelo chiaramente, come si fa a resistere al grillo parlante in copertina? 😉

Non mi fa impazzire l’idea di dover dare un voto a questo libro ma lo faccio sempre quindi non mi tiro indietro. E’ indubbiamente una buona lettura, senza difetti particolari.
Inoltre, contrariamente ad altri casi, gli esempi sono davvero funzionali ad una completa illustrazione dell’aspetto preso in considerazione.

⭐⭐⭐⭐/5

-Elaysa-

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