LITTLE TALKS – Reading challenge “7 libri in 7 giorni”

Buongiorno Viaggiatori!

In questa domenica di giugno tenterò di far succedere l’impossibile.
Proverò a far nevicare.
Come? Raccontandovi finalmente, dopo un’eternità, la mia esperienza con la sfida di lettura “7 libri in 7 giorni”.

Sì, lo so. Sono passati esattamente due mesi da quando ho deciso di buttarmi a capofitto in questa challenge. Ho rimandato questo articolo all’infinito ma sembra essere arrivato il momento.

In realtà ancora adesso mi trovo in difficoltà perché, di fatto, si tratta della prima sfida di lettura alla quale ho partecipato, senza neanche troppe aspettative.
Non ero assolutamente sicura che sarei riuscita a completare la sfida che, appunto, prevede la lettura di 7 libri in 7 giorni.

La prima sensazione provata è stata l’ansia.
L’ansia del dovere.
Dover trovare il tempo;
dover scegliere i libri da leggere;
dover leggere;
un libro al giorno, come se non avessi altro da fare.

Forse era stato un errore. Stavo quasi per tirarmi indietro e rinunciare, già al primo giorno.
Poi però mi sono detta: perché non provarci? Perché non trovare una motivazione per farcela?

Quello era un periodo davvero stressante per me.
La tesi, l’ansia per la laurea, le scadenze, le visite, la terapia da iniziare, i dolori…
Tutto ciò faceva in modo che io non riuscissi mai a ritagliarmi del tempo per me, per coltivare la mia più grande passione ovvero la lettura.
Non avevo più un attimo libero. Completamente sommersa dai doveri, mi stavo dimenticando della mia salute mentale.
Mi stavo dimenticando di me stessa.

Ecco, grazie alla sfida di lettura mi sono ricordata che IO ESISTO non soltanto per il dovere, ma anche per il piacere.
Avere iniziato la challenge in realtà è stata la svolta in questo senso.
Non l’ho vissuta come un dovere, o meglio non un dovere verso gli altri. Ma verso me stessa.
Dovevo staccare la spina ogni tanto.

Mossa da questa nuova consapevolezza, mi sono messa a scegliere i libri che avrei letto.
Ovviamente mi sono sentita libera di cambiare le mie scelte qualora non avessero più incontrato i miei desideri.
Infatti ho cambiato idea nel corso della settimana, cercando di trovare un buon compromesso con la mole di pagine da leggere.

Ho scelto 7 libri brevi.
Certo, mi sarebbe piaciuto includere un mattone ma sapevo che non sarebbe stato fattibile. Alla fine ho deciso di non complicarmi la vita, di non mettermi i bastoni tra le ruote.

I libri che mi hanno accompagnata in questa settimana sono stati:
🔹 La zona cieca di Chiara Gamberale;
🔹 Il pane perduto di Edith Bruck;
🔹 Il monolinguismo dell’altro di Jacques Derrida, un libro universitario (che non avevo il coraggio di affrontare) da leggere per la tesi;
🔹 Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani. La mia prima graphic novel. Una storia di presa di coscienza, coraggio e accettazione.
🔹 Da me a te di Loredana Falcone. Un ricettario narrativo che ripercorre la vita familiare dell’autrice attraverso le ricette della tradizione.
🔹 Flatlandia di Edwin Abbott;
🔹 L’arte di correre di Haruki Murakami.

Ho letto 5 libri (i primi 5 della lista) su 7.
Avevo iniziato il sesto, ovvero Flatlandia, senza riuscire a terminarlo.

Cosa mi ha insegnato questa sfida?
No, non a leggere un libro al giorno.

Mi ha insegnato a prendermi del tempo per me;
mi ha insegnato a non sentirmi in colpa se per due ore mi dedico a qualcosa che mi piace fare e non a qualcosa che devo fare.
Mi ha insegnato che non è tempo perso.
Mi ha insegnato che no, non è vero che “la lettura può aspettare”.

Non so se ripeterò mai questa challenge in futuro.
La cosa sicura è che, da quel momento, il mio approccio è cambiato.
E io sto decisamente meglio.

Me lo devo.
Me lo merito.

Elaysa

2 Comments

  1. Come ti capisco! Anche io sono una laureanda e, per poter stare dietro alle scadenze universitarie, ho ridotto al minimo tutte le attività dedicate a me: leggere, imparare a suonare il basso, disegnare eccetera, e non hai idea di quanto mi manchi tutto questo! Infatti cerco di portare avanti almeno una delle attività che mi fanno sentire bene, per staccare e per ricalibrare le energie. Per me, sotto questo punto di vista, la pandemia è stata preziosissima. Felice che tu abbia trovato il tempo per coltivare il tuo mondo. 🌻

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    1. È bello trovare qualcuno che capisca fino in fondo cosa significa ❣️ sto imparando a ritagliarmi sempre un po’ di tempo per me. Anche se spesso non è facile, anche se fa rabbia sentirsi dire che “il piacere può aspettare” soprattutto quando sei consapevole di aver dato sempre il massimo. Ma credo sia fondamentale crescere in questo senso. Oggi l’ostacolo è l’università, domani sarà il lavoro, la famiglia.. I doveri ci sono e ci saranno sempre ma bisogna trovare il giusto equilibrio, imparare a trovarlo 🍀

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