Kito Aya, Un litro di lacrime – RECENSIONE

Buongiorno Viaggiatori!

Stamattina approfitto delle ore che ho a disposizione per scrivere e programmare alcuni degli articoli che usciranno nel corso del mese.
Dopo averci pensato su, ho deciso di iniziare col parlarvi di una delle letture fatte ad agosto ovvero Un litro di lacrime di Aya Kito, edito Rizzoli.

Invece di contare le cose che perdi, prenditi cura di quelle che ti rimangono

Aya è una ragazzina di 15 anni affetta da una malattia neurodegenerativa che, lentamente, consuma il suo corpo e la costringe ad affrontare un calvario senza fine.
Aya è anche l’autrice di questo libro, un diario per la verità, in cui racconta l’evoluzione della patologia, dai primi sintomi, passando per la diagnosi, fino agli ultimi dolorosissimi istanti.

Un litro di lacrime è il racconto in prima persona di un dolore atroce non solo fisico, ma anche psicologico.
Il lettore viene messo davanti alla cruda verità, senza filtri.
Man mano che si procede con la lettura di queste pagine di diario, intrise di dolore, ci si rende conto di quale sarà l’epilogo. Una fine che non viene in alcun modo celata a chi legge.

Ma Un litro di lacrime non è solo questo.
Non è solo dolore.
E’ speranza nella medicina, nella scienza, nella possibilità di un futuro migliore.
E’ il racconto della presa di coscienza della malattia, dell’accettazione progressiva di una condizione che non può in alcun modo migliorare.
E’ il racconto dell’amore di una famiglia che cerca di rimanere accanto ad Aya; cerca di capirla e di sostenerla con estrema difficoltà.

Sapete, non è così scontato che un genitore riesca a capire davvero cosa si prova a soffrire così. Nonostante l’amore che innegabilmente c’è, o forse proprio per questo, spesso chi vive con una persona malata tende a minimizzare i sintomi e i dolori con l’obiettivo di spronare il malato a non lasciarsi andare.

E’ questa la cosa che mi ha colpito di più in questo libro: il continuo contrasto tra la percezione della malattia da parte della madre di Aya rispetto alla percezione che ne ha lei stessa.
Alcuni passaggi li ho letti con le lacrime agli occhi. Da malata cronica mi sono immedesimata perfettamente in Aya, nel suo dolore fisico e psicologico; mi sono immedesimata nella sua difficoltà ad accettare una malattia così invalidante e senza scampo.
Una domanda sembra aleggiare nell’aria: “Perché nessuno mi capisce? Perché tutti minimizzano?”
Ecco, tutto questo è stato un colpo dritto allo stomaco che ho fatto fatica a sopportare.

“Aya, guarisci in fretta, mi raccomando” ha detto la zia.
“Oggigiorno si può curare la maggior parte delle malattie, e poi tu sei ancora così giovane… Però, per rimetterti in salute, devi confidare davvero che guarirai. Se cedi alla debolezza e ti metti a frignare, neppure le medicine che potrebbero curarti avranno effetto.”

In un primo momento, frasi come quella riportata qui sopra (a pagina 25), hanno messo a dura prova il mio sistema nervoso. Ci risiamo, ho pensato. Ero convinta di essere difronte ad un libro il cui scopo era minimizzare la sofferenza altrui attribuendo al dolore carattere psicosomatico.
Poi, andando avanti ho capito.
Ho capito la vera intenzione di queste pagine ovvero mettere in scena tutte le sfaccettature della malattia. Mettere nero su bianco ciò che succede, nel bene e nel male, sbattere in faccia la realtà al lettore e dirgli “ehi, il fatto che tu sia malato non implica che gli altri capiscano. Sii pronto al peggio.”
Ed è stato in questo preciso istante che la mia rabbia si è trasformata in consapevolezza e identificazione con Aya.
Semplicemente, mi sono sentita capita. Non più sola.

Seppure sia una storia di dolore, questo libro è stata una carezza per la mia anima.
Il racconto in prima persona da parte della protagonista, la confessione delle sue paure, dei suoi sogni e delle speranze hanno portato alla luce una personalità forte di Aya.
Quella personalità che sei costretto a costruirti quando sai di non avere alternative.
La sua caparbietà nel voler provare a compiere tutte le azioni quotidiane, la sua determinazione nel voler studiare in una scuola pubblica.
La sua voglia di vivere, nonostante tutto.
Da sottolineare, ovviamente, il ruolo che hanno giocato le persone intorno a lei, quelle che le hanno offerto il loro aiuto fin da subito e anche quelle che, inizialmente, hanno fatto fatica ad accettare la situazione.

Mi sono resa conto che se qualcosa ti sostiene la tua forza diventa enorme

Prima di concludere, ci tengo a fare una precisazione.
Questo libro tratta tematiche forti e le descrive, in tutto e per tutto.
Quindi se siete particolarmente sensibili a temi quali malattia, dolore, ospedali e terapie varie, devo mettervi in guardia perché, per quanto bello, non è un libro facile da leggere e da sopportare.

Io comunque non ho dubbi: è stata una delle letture più belle che ho fatto quest’anno.

⭐⭐⭐⭐⭐/5

Elaysa

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