5 LIBRI (+1)… 20 ANNI DALL’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE

Buon pomeriggio Viaggiatori,

oggi, doveroso un articolo in memoria di quel giorno.

11 settembre 2001. Un giorno che nessuno di noi dimenticherà.

Di seguito, vi propongo 5 libri che raccontano quella giornata apparentemente normale che avrebbe cambiato la storia mondiale.
Premetto che non ho letto nessuno di questi libri, li ho scoperti navigando sul web.

Le altissime torri – Lawrence Wright (Adelphi)
Il giornalista e scrittore Lawrence Wright mescola fatti reali, immaginazione e suggestioni, ricostruendo la nascita del gruppo terroristico di al-Qaeda e la genesi dell’attentato dell’11 settembre. Si ritorna persino agli anni quaranta del novecento, quando un antesignano terrorista visitò gli Stati Uniti; si indaga un agente dell’FBI convinto che l’attentato si potesse impedire; si riflette, insomma, su uno degli eventi più tristi eppure affascinanti della nostra epoca.

Idee fisse. L’America dopo l’11 settembre – Joan Didion (Il Saggiatore)
L’11 settembre 2001 Joan Didion vide, come tutti in tutto il mondo, un video che non avrebbe mai creduto di vedere. Passò la giornata in stato di shock, poi decise di andare a casa di amici. L’invito era per una festa, ma si trasformò in una scusa per non stare da sola, per assorbire insieme agli altri la tragedia delle due torri del World Trade Center di New York – agili e verticali come i due 1 dell’11, simmetriche come le colonne che si specchiano nelle pagine di un libro – distrutte dagli aerei in picchiata. In “Idee fisse” Joan Didion racconta la sua reazione personale al trauma collettivo e analizza la risposta dell’America, la narrazione monolitica che ne è scaturita – le «idee fisse» della guerra al terrorismo – e che a ben guardare propugnava una precisa agenda politica: nazionalismo, imperialismo, interesse economico. Attraverso gli occhi di Joan Didion vediamo i minuti in cui il futuro si è materializzato davanti a noi. Attraverso la sua voce viviamo l’evento storico che più ha segnato il nostro tempo. Attraverso la sua penna sgretoliamo le certezze che ci hanno spacciato da vent’anni a questa parte. Joan Didion ancora una volta frantuma monoliti, ovvero compie il gesto che ogni scrittore dovrebbe, che tutti noi dovremmo compiere ogni giorno della nostra vita.

L’uomo che cade – Don Delillo (Einaudi)
Keith Neudecker lavora nelle Twin Towers e sopravvive al crollo di una delle due. Si ritrova coperto di cenere, vetro e sangue, in mano stringe una valigetta non sua. Scioccato, si fa portare a casa della moglie Lianne, dalla quale si era separato da oltre un anno. Keith e Lianne cercano di riavvicinarsi, con loro c’è il figlio Justin, che passa le giornate scrutando il cielo alla ricerca di altri aerei mandati da Bill Lawton (così, con i suoi amici, Justin storpia il nome di bin Laden). Dalla valigetta Keith risale a Florence, un’altra sopravvissuta, che inizia a frequentare all’insaputa della moglie. Una relazione, anche sessuale, retta sul trauma che li accomuna. Nella seconda parte compare Nina, la madre di Lianne. Da dopo il suicidio del marito sta con Martin, un uomo ambiguo che ha vissuto tra gli Stati Uniti e l’Europa: un miscredente, un occidentale, un bianco, ma forse anche un terrorista. Tre anni dopo, il tentativo di ricostruire la famiglia è fallito: Keith trascorre lunghi periodi in viaggio, da Parigi a Las Vegas, immerso nei tornei di poker, assorbito in una vita che lo riduce quasi una cosa; Lianne aiuta con corsi di scrittura creativa anziani affetti dall’Alzheimer e si è avvicinata alla religione cattolica. Le loro vite sono intersecate dall’uomo che cade, un performer che si lancia in caduta statica da vari punti della città, assumendo le posizioni di un uomo che si era buttato dalle Torri prima del crollo: “a testa in giù, con le braccia tese lungo i fianchi, un ginocchio sollevato”.

Molto forte, incredibilmente vicino – Jonathan Safran Foer (Guanda)
A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Il secondo aereo. 11 settembre: 2001-2007 – Martin Amis (Einaudi)
Quando, quella mattina dell’11 settembre 2001, il secondo aereo – una massa orrorifica di tonnellate d’acciaio lanciate a più di novecento chilometri orari sopra Manhattan – si conficcò con la lucida volontà dell’intenzione nel corpo della Torre Sud del World Trade Center, l’America non poté fare altro che prendere atto dell’implacabile odio rivolto verso di lei. Gli attacchi terroristici, l’ascesa del fondamentalismo islamista, le guerre in Afghanistan e Iraq, i balordi sillogismi di Donald Rumsfeld, l’assalto alla razionalità illuminista, la trasformazione profonda e violenta del nostro orizzonte emotivo. Ma anche la condizione femminile, la crisi della mascolinità, le frustrazioni dello scrittore, l’inatteso legame tra terrore e noia.

Undici settembre. Contro-narrazioni americane – a cura di Daniela Daniele (Einaudi)
Saggi, racconti, poesie, testi di canzoni: lo sgomento del dopo attentati non ha creato solo silenzio; molti hanno scelto la letteratura e le sue “contronarrazioni” per raccontare ciò che il terrore – ma anche l’uso politico e mediatico che ne è stato fatto – non riescono a dire. Don DeLillo, Jonathan Franzen, Amitav Gosh, Grace Paley, David Foster Wallace, Patti Smith, Laurie Anderson e altri, di fronte al tentativo dei media di rappresentare un’America monolitica pronta a nuove guerre, hanno sentito il dovere di esprimere posizioni differenti o scettiche o più semplicemente concentrarsi sulla città ferita eppure ancora viva.

Elaysa

O New York notturna del nostro amore
così decapitata, ogni tua luce
è stata il vagito della nostra poesia.
Tu non puoi morire quando sogni
poiché noi italiani ti abbiamo
cullato tra le nostre braccia.
Penso che l’amore sia una grande torre
una torre addormentata nel cuore della notte.
Ma questi giganti che ormai non parlano più
hanno sepolto sotto le loro macerie
anche i nostri sospiri d’amore,
”quando la sera si stendeva sopra un tavolo
come un paziente in preda alla narcosi”

Alda Merini

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