SEGNALAZIONE – Chimamanda Ngozi Adichie 🔹 Appunti sul dolore

Buongiorno Viaggiatori!

Ricompaio su questi schermi per segnalarvi l’uscita del nuovo libro dell’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, portavoce del movimento femminista.

Nonostante io l’abbia sentita nominare spesso e mi sia resa conto che le tematiche dei suoi romanzi sono molto nelle mie corde non ho ancora letto nulla.
Lo farò promesso. E magari partirò proprio da questo nuovo romanzo, uscito il 21 settembre.

Titolo: Appunti sul dolore
Autore: Chimamanda Ngozi Adichie
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: € 14,00

In libreria dal 21 settembre


Sinossi: La morte improvvisa dell’amatissimo padre nel giugno 2020, in piena pandemia, getta Chimamanda Ngozi Adichie in uno stato di rabbiosa prostrazione. Le consuete parole della consolazione la irritano, il formalismo dei riti la esaspera, il dolore la dilania. Ma i suoi pensieri e le sue sensazioni, l’analisi dei diversi modi di affrontare il lutto, quello nigeriano e quello occidentale, diventano occasione per una lucida e penetrante meditazione sulle cose ultime, oltre che un canto d’amore per colui che per primo le ha insegnato a non temere il giudizio degli uomini. «Adichie è maestra nell’invenzione di mondi. I trenta frammenti di questo testo consegnano al lettore una prospettiva diversa, unita alla certezza che quanto verrà in seguito avrà la forza di una creazione originale» («The New York Times Book Review»). Cosa significa morire in tempo di pandemia? Può significare che la notizia, addirittura l’immagine di un padre senza vita, arrivi tramite una call su Zoom; se si vive in continenti diversi e il lockdown inchioda il mondo intero alla propria abitazione, può significare anche attendere spasmodicamente la riapertura degli aeroporti per poter raggiungere la città natia e celebrare finalmente l’indispensabile rito del funerale.
La Chimamanda che apprende della morte improvvisa del padre per una malattia silente è la bambina inconsolabile del suo amatissimo papà, ma è anche la donna che vive a cavallo di due mondi, con le loro enormi differenze nell’avvicinare le fasi più salienti dell’esistenza umana; è la scrittrice che medita sul senso dei rituali; è la femminista che vorrebbe sottrarre la madre a quelli più umilianti, ma al contempo si rende conto del loro potere catartico. Il lutto è violento e fisico, è un ladro che strappa via i ricordi lasciando paura e furia. Eppure porta con sé un monito che in qualche modo spinge avanti: «Una voce nuova si fa strada nella mia scrittura, carica della vicinanza che avverto con la morte, della consapevolezza capillare e acutissima della mia stessa caducità. Un’urgenza nuova. Un senso di incombente precarietà. Devo scrivere tutto adesso, perché chissà quanto tempo mi resta».

Si parla quindi di lutto e di perdita. Di dolore ma anche di consapevolezza.
Leggendo la sinossi mi è subito venuta in mente Simone de Beuvoir con il suo Una morte dolcissima, un libro così potente che, a ripensarci, fa ancora male a distanza di tempo. Vi lascio la recensione qui.

Elaysa

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